Capoluogo di Provincia dal marzo del 1992, quando si staccò da Catanzaro, Vibo Valentia è oggi una città di circa 34.000 abitanti in un territorio collinare a pochi km in linea d’aria dalla Costa degli Dei: nei giorni di bel tempo la vista dall’alto può estendersi sino alle Isole Eolie e all’Etna.
Abitata sin dal tempo degli Enotri, che le diedero il nome di ‘Veip’, fu un’importante colonia greca sin dal VII sec. a.C., ‘Hipponion’, dipendente da Locri con cui confinava.
Cinque secoli dopo, quando i Romani conquistarono la parte più meridionale della Penisola, vi sorse una colonia latina denominata ‘Valentia’ che crebbe molto rapidamente grazie al porto e soprattutto alla sua collocazione sulla via Popilia, prolungamento della via Appia, che da Capua conduceva sino a Reggio.
Nei secoli successivi si avvicendarono i bizantini, i saraceni, gli svevi, i normanni e i francesi. Durante il Ventennio Fascista si distinse la figura di Luigi Razza che, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, cambiò il volto della città che, riconoscente, gli dedicò un monumento, una piazza, l’aeroporto militare, lo stadio e una strada.
Vibo Valentia ha una spiccata propensione al turismo e non può che essere così se si annoverano nel proprio territorio centri dalla bellezza indiscussa come Capo Vaticano, Pizzo e Tropea.
Oltre alle acque cristalline, ai paesaggi sempre diversi della costa e alle strutture ricreative e ricettive delle località balneari, spostandosi verso l’interno si può ammirare il Parco Naturale delle Serre in cui si trova l’oasi dell’Angitola e i centri di Soriano e Sorianello, famosi per l’artigianato dei vimini e la lavorazione della ceramica.
A Serra San Bruno, inoltre, vi è la famosa Certosa, probabilmente la più antica e misteriosa d’Italia, che i monaci lasciano parzialmente visitare offrendosi come essi stessi guide. Merita certamente una visita il Castello Normanno, di più di mille anni, che si pensa esser sorto sulle rovine dell’antica acropoli greca: di certo venne costruito con materiali provenienti da templi greci ed è oggi la sede del museo nazionale.
Interessanti anche le mura di cinta dell’antica Hipponion, il Duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca ed una decina di altre costruzioni sacre che vanno dal IX al XVIII secolo.
Dal punto di vista gastronomico meritano una menzione i piatti a base di pesce pettine, qui noto come ‘sùrice’, i dolci e i gelati artigianali, su tutti il famosissimo ‘tartufo di Pizzo’.
